E se Nibali e Pozzovivo…

Il Giro entra nell’ultima settimana: i due italiani potrebbero giocarsi una carta a sorpresa

Foto Fabio Ferrari/LaPresse

Non è certo il Nibali che ci auguravamo di vedere sulle strade di questo Giro d’Italia. Partito dalla sua Sicilia come uno dei favoriti, Vincenzo si ritrova settimo della generale con un distacco di 3’29’’ dalla maglia rosa Almeida.
Dietro al siciliano, ottavo a 3’50’’, c’è Domenico Pozzovivo  (NTT Pro Cycling) che sta facendo miracoli, rattoppato com’è. Per lui è finora un ritorno da protagonista in questo Giro d’Italia.

Adesso c’è da affrontare la fatidica terza settimana, che dura è dire poco. Nibali, con i ritiri di Ciccone e Brambilla, ha pure perso  i pezzi più importanti della sua Trek-Segafredo. I due italiani però  si ritrovano con l’obiettivo comune di scalare posizioni in classifica. Gambe permettendo, di spazio ce ne sarebbe a sufficienza. E diciamo pure che in un Giro con pochi protagonisti di primissimo livello è vietato non tentarle tutte per raddrizzare la situazione. Ad esempio, anche unire le forze residue contro la giovane concorrenza.

Quindi, ad un certo punto, lungo la strada, una strizzata d’occhio tra i due la possiamo sognare?

Laura Carletti

Semi-serissima anticipazione sul Giro d’Italia 2020

Non vi sarà sfuggita la pubblicità di una delle più famose case automobilistiche tedesche. No, non quella di Jürgen Klopp che fugge e sgomma perché fuori c’è ancora luce. L’altra, quella in cui si loda il confort dell’auto teutonica nonostante le buche presenti sulle strade di Budapest. L’unica volta, quella, che i romani non si sono sentiti derisi e messi alla berlina per le piaghe della loro città. Grazie, tedeschi, per prendere di mira Budapest al posto nostro. Già paghiamo un grosso scotto, noi, per le buche. Per esempio, dopo la figuraccia dello scorso maggio, ci schifa pure la RCS che aggirerà Roma in tutti i percorsi e non ci farà più sede di tappa per il Giro d’Italia. E, secondo voi, da dove partirà la corsa rosa nel 2020? Una città a caso… Budapest.

Però c’è qualcosa che non torna. Nel 2013 il Ministro dei Trasporti ungherese firmò la cosiddetta Carta Nazionale del Ciclismo, un documento redatto da sette associazioni ciclistiche in collaborazione con l’ECF (European Cyclists’ Federation). L’intento era quello di impiegare ben 400 milioni di euro per incentivare la mobilità ciclistica e confermare Budapest tra le città più “bike friendly” del mondo. O il progetto è fallito e quindi la pubblicità di cui sopra ha preoccupanti riscontri oggettivi e i bikers ungheresi, se ancora ci sono, sono tutti kamikaze; oppure non ci sono più i pubblicitari tedeschi seri di una volta.

In ogni caso, il tarlo che per amor del Giro avremo da qui al 2020 sarà: “perché proprio l’Ungheria?” Forse il Giro si presta agli ungheresi come mezzo per rimettersi in corsa per vecchi ambiziosi obiettivi?

In questi anni, le polemiche sulle partenze dall’estero si incentravano sul fatto che il Giro va dove fa cassa. Verissimo. Ma ci sta, l’abbiamo accettato, pure questa l’abbiamo mandata giù, business is business. E comunque gli organizzatori  ci hanno insegnato che il Giro va dove è amato, dove la cultura del ciclismo è viva e fa parte della storia, dove fanno un Giubileo straordinario, dove vuole portare un messaggio di pace. E, diciamocelo, di fronte a tutto questo, chi oggi non pensa all’Ungheria?

Degno di nota il fatto che l’accordo tra RCS e i vertici ungheresi è stato chiuso, o almeno comunicato, ad aprile, con circa cinque mesi di anticipo rispetto agli altri anni. Il clou della questione c’è stato alla conferenza di presentazione dell’accordo dove, chiaramente, erano tutti felici della grande opportunità. Il Ministro degli Affari Esteri Tamás Menczer ha affermato che attraverso il Giro vogliono far conoscere la bellezza del loro Paese e “mettere in mostra i valori ungheresi”. Infatti ieri Salvini è già andato a perlustrare il percorso dall’elicottero.

 

Laura Carletti

Roma, è arrivato Giracchio

È colpa di tutti. È colpa della rcs che pare si sia fidata di rassicurazioni a distanza sui rifacimenti delle strade; è colpa del comitato di tappa, che evidentemente ha raccontato scemenze, s’è occupato d’altro, ha sottovalutato il problema e/o era costituito da persone che non sapevano cos’è il ciclismo professionistico; è colpa di noi appassionati, che per tempo avremmo potuto segnalare con più forza, a chi di dovere, la situazione che avevamo sotto gli occhi, anzi sotto ai piedi. 

Indice del decadimento capitale è il fatto che nove anni fa, sulle stesse strade, Kolovanovas non ebbe problemi a sfrecciare a 46.2 km/h di media nella crono conclusiva. Oggi invece i corridori protestano, non vogliono rischiare l’osso del collo, a parte quegli scavezzacolli dei velocisti, e il tempo si neutralizza dopo i primi tre giri. Perciò gli scooteristi romani che vanno a lavoro potrebbero protestare e far neutralizzare il tempo al tornello? Non lo so, però è stato un dispiacere. Eppure per altre competizioni sportive, come per la recente formula E, di asfalto se n’è usato. Forse troppo ed è finito? Che alla rcs piacciano le sfide l’abbiamo capito e si accontenti di aver vinto quelle di aver portato il Giro in Israele e Froome in maglia rosa. Ma un conto sono le sfide e un conto sono i miracoli a Roma. 

Laura Carletti

L’ultima tappa del Giro: la discesa del Teatro Marcello

Il Giro d’Italia è partito tre giorni fa da Gerusalemme ma noi cominciamo già ad analizzare l’ultima tappa: i punti chiave del percorso di Roma, in ordine sparso. Oggi parliamo della discesa del Teatro Marcello.

L’ampia curva a sinistra in fondo alla discesa

Da Piazza Venezia, in leggera ascesa si arriva ai piedi del Campidoglio. Un buon punto per provare un allungo all’ultimo giro. Siamo a circa 2 km e 300 metri dal passaggio dei Fori Imperiali; curva a destra e giù verso via Petroselli. La discesa del Teatro Marcello non è ripidissima, 250 metri di strada larga e con sampietrino per lo più asfaltato. Ci sono però da segnalare numerosi avvallamenti, soprattutto a centro strada. I famosi “serciaroli” in questi ultimi mesi hanno risistemato il lato sinistro della carreggiata a bordo marciapiede. Quindi, se potete, tenete la sinistra. Inoltre, il manto stradale risulta spesso sporco, con un sottile strato di polvere che probabilmente proviene dal sovrastante Monte Caprino, luogo ancora oggi fortemente bucolico. Attenzione particolare in caso di pioggia, potrebbe essere scivoloso. Un gruppone in passarella non avrà alcun problema, ma eventuali fuggitivi nel finale a tutta devono scendere con cautela. Impostate bene l’ampia curva a sinistra, sennò vi ritrovate direttamente da Giggetto al portico d’Ottavia, cucina romana dal 1923.

Laura Carletti