Luca Scinto, l’inventiva al potere

Luca Scinto
Credit photo: Martino Areniello

“Ci sentiamo con più calma” detto da Luca Scinto, potrebbe significare un “a mai più”. Lo scrisse il maestro Pastonesi qualche anno fa in un memorabile pezzo per Tuttobiciweb in cui illustrava il temperamento del toscano in ammiraglia e lo lasciava immaginare tale e quale anche fuori dall’abitacolo. Che la calma sia un concetto a lui estraneo, in effetti, è abbastanza risaputo. Quando questa intervista è stata rimandata all’indomani, ho ricordato lo sfavorevole presagio e invece, smentendo per una volta il Pasto, eccoci qui con il ds della Vini Zabù – KTM a parlare felici del ritorno alle corse.

Ci siamo sentiti di sfuggita appena due giorni fa e lamentavi il fatto che state faticando a trovare la condizione. Poi, ieri, una grande prova di Visconti e Garosio al Giro dell’Emilia e la vittoria di Wackermann nella prima tappa del Tour du Limousin, la prima stagionale per la Vini Zabù – KTM. Va già un po’ meglio? 

Sì, ieri è andata bene sia in Emilia che in Francia. Visconti è un corridore che andando in fuga trova la gamba e anche la testa, quindi è stata un’azione importante anche dal punto di vista psicologico. Poi a un certo punto dietro hanno cominciato a far sul serio, come è normale. Ma alla fine abbiamo ben figurato. Insomma, siamo una squadra che si fa notare e abbiamo dimostrato che meritiamo di essere invitati alle corse.

Che i tuoi si facciano notare non è una novità…

Le mie sono squadre di giovani combattenti. Avessi corridori che possono vincere un grande giro correrei diversamente. Io dico sempre che guidare una squadra di vincenti è molto più facile. Noi dobbiamo sempre inventarci qualcosa, come abbiamo fatto anche ieri. E questo è già molto importante perché dà visibilità.

Prossimo obiettivo, campionati italiani in Veneto. Parliamo della gara in linea, come interpreterete la corsa?

Quest’anno non partiamo da favoriti. Ci sono molti corridori  che vanno già forte, una ventina, e tra questi ci metto anche i nostri Rota, Visconti e Wackermann. Bisognerà anticipare i migliori, non subendo la corsa come l’anno scorso, ma facendola subire agli altri.

Il percorso lo definiscono “esigente”, da Bassano del Grappa a Cittadella, con la salita della Rosina da percorrere 12 volte.

Sì, poi però dall’ultimo passaggio c’è ancora parecchio per arrivare all’arrivo (25 km, ndr). Dovremo valutare tante cose. Sicuramente non partiremo con Visconti leader, perché Giovanni sta bene ma non credo sia ancora all’altezza di vincere. Sarà una squadra a sorpresa.

Il 7 settembre scatta invece la Tirreno-Adriatico e ci sarete con la vostra wild card.

La Tirreno-Adriatico sarà una buona preparazione per il Giro d’Italia, perché fare qualche bel risultato al Giro resta per noi l’obiettivo più importante. Di corridori che vanno forte adesso ce ne sono tanti. Noi siamo partiti bene e cercheremo di arrivare pronti all’appuntamento. Sperando che non ci fermino prima causa CoVid, mi auguro proprio di no, sarebbe un disastro.

Torniamo proprio un attimo al passato. Non è una bella cosa ripensare alla quarantena, però in quel periodo c’è stato l’esperimento del “Giro Virtual” al quale avete partecipato, vincendo anche la terza tappa. Al di là della situazione eccezionale in cui è stata organizzata, ti è piaciuta come iniziativa in sé? É da considerare una tantum o può attecchire?

Io non sono tecnologico, anzi, sono un po’ all’antica. Però nel momento del lockdown era importante organizzare queste iniziative, anche per dare visibilità agli sponsor. Ma il ciclismo non è quello, il ciclismo è un’altra cosa, è la strada. Già correre in questi giorni senza pubblico è davvero brutto.

Rimanendo nell’ambito della tecnologia, all’inizio della stagione hai annunciato che avresti fatto correre i tuoi ragazzi in gara “a sensazione”, senza cardiofrequenzimetro né potenziometro. Stai mettendo in pratica questo tuo proposito?

Certo,  e penso sia la cosa migliore. Troppo spesso sono ossessionati dai valori che leggono, si fanno condizionare e si abbattono di morale se i numeri e i WATT non sono sui livelli attesi. Intendiamoci, avessi avuto una squadra con grandi campioni non so se avrei potuto fare questa scelta, ma qui alla Vini Zabù – KTM posso permettermelo.

L’attualità è anche fatta di un altro tipo di notizie. Hai voglia di esprimere la tua impressione sulla questione Cipollini vs Cassani?

Mi astengo dal fare commenti. Dico solo che io non sono perfetto, ho grandi difetti, ma sono abituato ad alzare il telefono e discutere con le persone, o anche criticarle, in privato. Non lo faccio e non lo farei certo sui social.

Sì, io sono romanista. Luca Scinto invece è juventino, giusto?

Sfegatato juventino.

Sei contento della scelta di Pirlo?

Non è detto che un campione di calcio sia automaticamente anche un campione nel ruolo di allenatore. Ma se Pirlo è stato scelto avrà sicuramente delle doti e mi auguro che possa dimostrarlo. Allo stesso tempo mi dispiace per Sarri, perché conosco molto bene il babbo, ciclista del passato e grande appassionato delle due ruote.

Laura Carletti

Giro dei 4 Passi: oltre alla bici c’è di più

Da qualche settimana, lungo la strada che serpeggia tra le montagne di Pioraco e Sefro, erano stati notati tanti bei segnali con su la scritta “Strada frequentata da ciclisti”. E’ vero, si sono sempre incontrati in zona cicloamatori di ogni età, più o meno credibili, più o meno in forma, ma tutti assai volenterosi. Forse quest’anno se ne aspettano di più, magari invogliati dalla pubblicità di Nibali. Questo è stato il primo pensiero. Ma in realtà c’è altra carne al fuoco.

A Fiuminata, paese dell’entroterra maceratese, venerdì 31 luglio si è tenuto un incontro sul tema “La montagna per tutti”. In Piazza Giacomo Leopardi è stata illustrata la Carta dei Sentieri dell’Alta Valle del Potenza, a cura della Monti Editore ma, soprattutto, è stato presentato il Giro dei 4 Passi. Ecco svelata la chicca per gli appassionati cicloamatori.

Il Giro dei 4 Passi è un percorso cicloturistico permanente di 67 Km che collega i comuni di Fiuminata, Pioraco e Sefro in un unico anello, immerso nella natura incontaminata, tra i panorami mozzafiato di questo angolo di Appennini.

Salita Sefro/Montelago
Salita Sefro/Montelago

Roberto Giuli e Alessandro Casoni del Gruppo Ciclistico Alta Valle del Potenza hanno descritto l’iniziativa. L’idea del Giro dei 4 Passi è nata in seno all’associazione ciclistica “Alta Valle del Potenza” e non poteva essere realizzata senza la collaborazione delle istituzioni, i comuni di Fiuminata, Pioraco e Sefro che a più riprese vengono ringraziati per la fiducia e per il lavoro fatto insieme.

Il Giro può essere cominciato a scelta da uno dei tre paesi e ciascuno è una tappa del percorso”, spiega Giuli. “Si ritira un ticket presso il bar di riferimento e a ogni tappa verrà applicato un timbro che certifica l’avvenuto passaggio”.
Preparatevi, le asperità da affrontare sono Monte Vermenone, Montelago, Monte Camorlo e Monte Gemmo. Il percorso, immerso in boschi, forre e praterie, prevede tra l’altro, single track, salite brecciate, discese a scelta (tecniche per i più abili, o con alternativa più facile per i meno esperti).

Abbiamo avuto un forte appoggio anche da parte delle comunanze agrarie che ci hanno indicato tutte le fonti e i rifugi, quindi il percorso è interamente segnalato e scaricabile online”, continua Giuli. L’obiettivo, attraverso il Giro dei 4 Passi, è quello di portare turismo in questi territori, portare le famiglie a trascorrere il loro tempo nella natura, a pranzare nei nostri ristoranti, a far loro scoprire la bellezza di questi posti e le tante possibilità che offrono”.

Casoni mette in luce già i primi risultati: 43.000 visualizzazioni del video promozionale in due settimane e quasi 200 bikers che hanno portato a termine il giro. Un successo che, pur sapendo quanto questi luoghi offrono, nessuno credeva di raggiungere così velocemente. “Dietro c’è tanto lavoro e tanta responsabilità. La nostra associazione Alta Valle del Potenza, affiliata alla Federazione Ciclistica Italiana, è ormai una realtà piuttosto importante e ci stiamo guadagnando uno spazio di rilevo”, spiega. “Per di più il percorso è compatibile con altre attività come il trekking o il nordic walking”.

Le ricadute, anche in termini economici, che questa iniziativa può avere per il territorio sono tante. Per ora i commercianti del luogo sono i primi che stanno beneficiando di questo afflusso di sportivi, degno dei noti centri dolomitici. Ma Casoni amplia la prospettiva. “Il Giro dei 4 Passi è una piattaforma su cui si può sicuramente investire: costruire bike hotel, creare punti di noleggio delle bici, mettere a disposizione box con meccanici specializzati, realizzare con i nutrizionisti menù ad hoc per gli sportivi e mettere in risalto i prodotti enogastronimici a chilometro zero”. Chi più ne ha, più ne metta.

I complimenti arrivano copiosi anche da Carlo Pasqualini, presidente del Comitato provinciale della Federazione Ciclistica Italiana, che prende la parola e si dice entusiasta per l’iniziativa. Pasqualini, che ha dedicato da sempre molto tempo al settore giovanile, rileva che l’unica nota dolente per l’entroterra marchigiano è, ad oggi, la mancanza di scuole di ciclismo. “La Federazione in questo può dare una grossa mano e mira ad entrare anche nella scuole con appositi programmi con il Ministero dell’Istruzione, al fine di garantire un’offerta sportiva importante per i ragazzi”.

Intanto da queste parti qualcosa si muove. Giuli getta il cuore oltre l’ostacolo e pensa anche al futuro. “Quest’anno avremmo voluto lanciare il Giro con una marathon, ma causa COVID l’abbiamo rinviata al 2021. C’è poi la possibilità di unire i nostri percorsi con quelli bellissimi di Esanatoglia e quindi fare le valli dello Scarsito del Potenza e dell’Esino. Sarebbe un sogno”.

Insomma, se avete intenzione di passare con la bici da queste parti, sappiate che il Gruppo Ciclistico Alta Valle del Potenza accoglie tutti con passione e, se vorrete, vi scorterà come guide turistiche durante le vostre pedalate. Tutto gratuitamente. E poi, portato a termine il vostro Giro dei 4 Passi, non dimenticate di ritirare l’attestato: una pregiata filigrana artistica prodotta a mano dalla Bottega della Carta.

Di seguito i link per tutte le informazioni.

Laura Carletti

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Purosangue. Cunego si racconta

Bologna. Le partenze ancora si susseguivano velocemente da Piazza Maggiore. Il conto alla rovescia, ogni minuto, scandiva il via dei 176 corridori verso San Luca, il via a cronometro del Giro d’Italia 102. Si gettavano uno a uno nell’abbraccio dei tifosi come api nei fiori, tra le note di Dalla e gli applausi. Ma intanto, dalla parte opposta di Via Indipendenza, in fondo a tutti i famosi porticati, ci si preparava per un altro evento. Un evento da presenziare, se non altro come segnale di rispetto e stima per un corridore che da poco è diventato un ex, come riconoscimento per le emozioni che con le sue fatiche ha fatto vivere durante la sua carriera a chi voleva e vuole bene al ciclismo. Al Dynamo Velostazione Damiano Cunego presentava il suo libro autobiografico, “Purosangue. Il piccolo principe, un campione a pane e acqua” scritto insieme a Tiziano Marino per Baldini+Castoldi.
Gomiti larghi per farsi spazio tra la folla e si lascia lo scenario della corsa.

Il Dynamo Velostazione è un bellissimo spazio urbano dedicato alle bici, per noleggio, parcheggio, officina, deposito bagagli e non solo: un modello da esportare in ogni città. Il tutto condito da angolo bar e giardinetto antistante. Qui sono già pronti gruppi di giovani tifosi del piccolo principe, reduci di trasferte al suo seguito. Quando arriva, Damiano firma maglie Saeco e Lampre per la gioia di chi a casa le metterà in bacheca. Poi, comincia un gradevole botta e risposta con Tiziano Marino, promotore e curatore del libro, la cui prefazione è a firma del ct Davide Cassani.

È un libro piacevole per tutto il pubblico, non solo per gli esperti di ciclismo” dice Marino. “Damiano era il mio idolo. Io vivevo a Los Angeles e gli mandai un messaggio su whatsapp per chiedergli se gli piaceva l’idea di un’autobiografia”.

E volete sapere cosa ha fatto Damiano?
Sono andato in vacanza a Los Angeles con la famiglia. Poi ogni pomeriggio ci vedevamo con Tiziano e mi dedicavo ai racconti”.

Il libro è frutto di 12 ore di interviste e dei diari che Damiano ha tenuto durante gli anni della sua carriera.
Si parla di quando ero ragazzino, dell’esordio in bici a 15 anni, delle vittorie più belle, della fine della carriera e anche del futuro”.

Naturalmente sono tanti i ricordi legati al Giro del 2004. Damiano, reduce da una primavera piena di successi, arrivò comunque a quel Giro d’Italia come outsider per aiutare Simoni e invece quel Giro lo vinse. Quattro vittorie di tappa: Pontremoli, Montevergine e poi le due tappe spettacolari di Falzes, in cui si riprende la maglia rosa, e Bormio 2000. Damiano ripercorre brevemente gli eventi, con memoria vivida, la competizione con Simoni, il dualismo montato dai media e in fondo, il rispetto che ancora oggi li lega.
Per quel che riguarda le corse in linea, Damiano si è portato a casa tre Giri di Lombardia, un Amstel Gold Race e tanto altro, per un totale di 51 vittorie.

“Ma qual è invece il più grande rammarico della tua carriera”? Chiede Marino.
I miei secondi posti. Al mondiale di Varese nel 2008, al campionato italiano 2009 e al Tour del 2006, su un traguardo monumento come quello dell’Alpe d’Huez, dietro a Frank Schleck.

Poi si guarda al titolo del libro: “Purosangue”.
È un titolo che mi piace molto e mi rappresenta. Ho sempre affrontato lo sport, così come la vita, con grande onestà e oggi posso guardarmi serenamente allo specchio”.
Sappiamo tutti che i riferimenti sono ai problemi del ciclismo di quegli anni e non dimentichiamo il motto “Doping free” che Damiano lanciò come messaggio al movimento. Un messaggio che ancora passa oggi attraverso questo libro, in cui sono riportate anche importanti testimonianze di stima da parte dei suoi ex compagni.

Le domande dei tifosi sono una valanga.
A quale corridore del passato ti sei sentito vicino?
A Marco Pantani. L’ho conosciuto dopo i fatti del ’99. Ricordo un ragazzo gioviale, ma anche molto segnato dagli eventi. Poi a Jan Ullrich, ai compagni Tonti e Mazzoleni. A Bartagnolli, che ha avuto per me parole importanti”.

Un pronostico per il Giro 2019?
Tutta Italia spera in Nibali, ma credo che anche Dumoulin sarà un sicuro protagonista. E poi, chissà, magari qualche giovane potrà far bene.

Il libro parla anche della nuova attività di Damiano.
Ho concluso la carriera nell’estate 2018 e ho cominciato l’attività di personal trainer. Mi sono accerchiato di poche persone, ho lanciato il mio marchio, il mio sito e seguo già dei ragazzi”.

Si sta comodi, si beve, il sole accecante è calato. Una serata che potrebbe durare una vita. Sul San Luca sono arrivati tutti e Roglic è la prima maglia rosa.

Torno a Roma e vado a comprare “Purosangue”. Sono in una delle librerie centrali più note. Non lo trovo, lo chiedo.
Ancora non è esposto, è arrivato stamattina. Glielo vado a prendere”.
Sono la prima. Se siete un po’ nostalgici e avete voglia di una bella storia, ora tocca a voi. Buona lettura.

Laura Carletti

 

Semi-serissima anticipazione sul Giro d’Italia 2020

Non vi sarà sfuggita la pubblicità di una delle più famose case automobilistiche tedesche. No, non quella di Jürgen Klopp che fugge e sgomma perché fuori c’è ancora luce. L’altra, quella in cui si loda il confort dell’auto teutonica nonostante le buche presenti sulle strade di Budapest. L’unica volta, quella, che i romani non si sono sentiti derisi e messi alla berlina per le piaghe della loro città. Grazie, tedeschi, per prendere di mira Budapest al posto nostro. Già paghiamo un grosso scotto, noi, per le buche. Per esempio, dopo la figuraccia dello scorso maggio, ci schifa pure la RCS che aggirerà Roma in tutti i percorsi e non ci farà più sede di tappa per il Giro d’Italia. E, secondo voi, da dove partirà la corsa rosa nel 2020? Una città a caso… Budapest.

Però c’è qualcosa che non torna. Nel 2013 il Ministro dei Trasporti ungherese firmò la cosiddetta Carta Nazionale del Ciclismo, un documento redatto da sette associazioni ciclistiche in collaborazione con l’ECF (European Cyclists’ Federation). L’intento era quello di impiegare ben 400 milioni di euro per incentivare la mobilità ciclistica e confermare Budapest tra le città più “bike friendly” del mondo. O il progetto è fallito e quindi la pubblicità di cui sopra ha preoccupanti riscontri oggettivi e i bikers ungheresi, se ancora ci sono, sono tutti kamikaze; oppure non ci sono più i pubblicitari tedeschi seri di una volta.

In ogni caso, il tarlo che per amor del Giro avremo da qui al 2020 sarà: “perché proprio l’Ungheria?” Forse il Giro si presta agli ungheresi come mezzo per rimettersi in corsa per vecchi ambiziosi obiettivi?

In questi anni, le polemiche sulle partenze dall’estero si incentravano sul fatto che il Giro va dove fa cassa. Verissimo. Ma ci sta, l’abbiamo accettato, pure questa l’abbiamo mandata giù, business is business. E comunque gli organizzatori  ci hanno insegnato che il Giro va dove è amato, dove la cultura del ciclismo è viva e fa parte della storia, dove fanno un Giubileo straordinario, dove vuole portare un messaggio di pace. E, diciamocelo, di fronte a tutto questo, chi oggi non pensa all’Ungheria?

Degno di nota il fatto che l’accordo tra RCS e i vertici ungheresi è stato chiuso, o almeno comunicato, ad aprile, con circa cinque mesi di anticipo rispetto agli altri anni. Il clou della questione c’è stato alla conferenza di presentazione dell’accordo dove, chiaramente, erano tutti felici della grande opportunità. Il Ministro degli Affari Esteri Tamás Menczer ha affermato che attraverso il Giro vogliono far conoscere la bellezza del loro Paese e “mettere in mostra i valori ungheresi”. Infatti ieri Salvini è già andato a perlustrare il percorso dall’elicottero.

 

Laura Carletti

Viviani al centro del mondo

Foligno. Esci dalla stazione e stai già al triangolo rosso dell’ultimo chilometro. Te lo fai tutto per ispezionare il percorso. Ai 300 metri dal traguardo ci sono i panini. Un’ampia semicurva a 200 metri interrompe il lungo rettilineo d’arrivo della terza tappa della Tirreno-Adriatico. Ancora non c’è nessuno, solo personale addetto all’organizzazione. Le informazioni sul quartier tappa con sede al palasport ci vengono date da un addetto della RCS che poi ci chiede se siamo del posto. Voleva una dritta su qualche ristorantino. Ciò a conferma che il primo pensiero di tutti è proprio il magnà.

Al Palapaternesi ci si arriva attraversando un ponticello sul fiume Topino, così stretto, ma così stretto che pure il senso alternato è un affronto per il miglior automobilista, che il fatto che è pure pedonale porta a rischio attacco di panico. Il clima però è ottimo. Rispetto a qualche anno fa, quando faceva un tempo da cani, oggi a Foligno è primavera. Sarà per il  riscaldamento globale. L’avvistamento del van Gazzetta di Giuseppe Santucci, il ritiro del pass, un pranzo al vapoforno. Poi il lungo appostamento ai 100 metri dal traguardo.

Non ci voleva tanto, ma se c’è una cosa che negli anni è migliorata, è la compilation della RCS. Nell’ordine, irrompe Ben Harper, poi la povera Dolores O’Riordan canta Dreams, gli U2 con “In the name of love” e “I want to break free”, Queen. Forse è cambiato il dj. Quindi è il momento della sfilata di figuranti vestiti in abiti seicenteschi.

Ciclisticamente si batte la fiacca. Una fuga di giornata che prende un vantaggio massimo di 4 minuti, viene ripresa a 4 km dall’arrivo. Quando manca poco al finale, lo speaker, nella figura dello storico Stefano Bertolotti, si rivolge al pubblico. Un avviso che dovrebbe essere sottinteso, ma visto quello che è già successo a Lido di Camaiore, non è affatto superfluo: state attenti, non sporgetevi, non usate stik per i cellulari, i corridori sono persone che stanno lavorando. Amen. Arrivano. Peter Sagan lancia lo sprint ma è Elia Viviani a vincere la sua prima tappa alla Tirreno-Adriatico davanti allo slovacco. Terzo Gaviria. Yates ancora leader in maglia azzurra. Premiazioni e rapida smobilitazione. E’ brutto dirlo ma De Luca e Ballan non se li fila nessuno. Che tempi quando la gente affollava i mezzi RAI per farsi le foto con Cassani! Domattina si riparte da qui. Buonanotte, Foligno.

Operazione ritorno: storia travagliata di un disegno

Ranieri
Claudio Ranieri (Laucarlet, 2019)

Ranieri antico romano nacque tanto tempo fa. Roma. Inizio dei lavori: 2010. Fine dei lavori: 2019. Bloccati tipo la TAV, faraonici tipo i cantieri Pantano-San Giovanni. In mezzo Inter, Monaco, nazionale greca, Leicester, Nantes e Fulham. Una Premier League vinta, un 2016 da star, una valanga di premi internazionali e parecchi esoneri. In mezzo nove anni di disegno incompiuto chiuso in un album.

Dieci giorni fa, quando Ranieri era ancora l’allenatore del Fulham e nel cervello c’era solo la Roma, l’album s’è riaperto. E man mano che il disegno si completava è successo tutto: esonero dal Fulham, il derbaccio, il Porto&Cakir, ciao Di Francesco e grazie di tutto, “Pronto, Fettina, le andrebbe di tornare?” “Ah, per fare il curvone e la rincorsa al quarto posto? Ok”. Un catalizzatore di eventi.

Quindi sotto le mani, il 7 marzo 2019, si è concretizzato il nuovo allenatore della AS Roma. Incorniciato il giorno del suo arrivo a Trigoria.

Se funziona così, allora comincio a disegnare il prossimo. Ma stavolta mi sbrigo pure. Va bene Salah?

Laura Carletti

Ajax, que dolor!

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La notte, la stagione, il ciclo. Tutto si chiude amaramente per i blancos, sotto i colpi dell’Ajax. Annientati dal bel gioco spregiudicato. Usciti azzoppati, Lucas Vazquez e Vinicious. Squalificato, Sergio Ramos, presuntuoso spettatore della debacle dalla tribuna. Solari rischia la panchina. L’Ajax vola.

Laura Carletti

Pirata. Vi racconto un sogno 15 anni dopo

Siamo stati in lutto come per un parente. Lui era così. Piangevamo senza farci vedere. È durata tanto. Poi una notte mi è venuto in sogno.

Camminavamo sulla strada in discesa. Una strada di montagna. Lui alla mia destra; a sinistra gli alberi, addobbati con festoni rosa. La strada era d’asfalto grezzo e rovinata, con uno strato superficiale di sassolini che scrocchiavano sotto i nostri passi. Per il resto era solo silenzio. Abbassando lo sguardo vedevo le sue scarpe sportive e i jeans, erano chiari. Poi mi ha parlato.

Solo una frase, che tuona ancora nella mia mente ogni volta che penso a lui. Una frase di rassegnazione, sospesa, che lascia tanti interrogativi, ma forse dall’intento consolatorio. Mi ha detto solo:”È andata come è andata“.

 

Vita da non abbonato: best practices

Proprio l’altro giorno stavo ricordando l’esperienza di Tele+.
Vi ricordate Tele+? Quella che facevi i compiti e poi andavi a vedere la Roma a casa del compagno di classe che aveva l’abbonamento. Poi c’è stato il pub, quello dove andavi a vedere la partita su Mediaset premium o Sky insieme all’amico di prima che si era rotto di avere gente a scrocco. “E che so scemo, io?”

Ma tu non ci caschi ancora e sponsorizzi il pub, fautore di socializzazione con la tifoseria di quartiere e maturazione di esperienza su luppoli e birre artigianali. Sono gli anni migliori, di necessità virtù. Gli anni in cui a casa tua lasci chi, nonostante tutto, preferisce la radio perchè nel frattempo stira, cucina, vernicia la ringhiera o mette i semi ai canarini. Segue breve parentesi temporale in cui partita fa rima con “telecronaca in ucraino e streaming scattoso”. Parentesi che si tende a dimenticare od omettere per amor di legalità.

Poi arriva Mourinho, agente destabilizzante di questo equilibrio. Succede che in un attimo vuoi diventare bordocampista e oggi, dopo dieci anni, non ce la fai a fare unsuscribe e il sito dell’Inter ti manda ancora gli auguri per il compleanno. Ecco, in quegli anni non era solo questione di guardare una partita, ma era assecondare una passione sportiva. E al pub a Roma ti fanno vedere anche l’Inter o il Palermo di Pastore e Cavani solo negli scontri diretti. Come si fa? È lì che capisci che è ora di ricambiare il favore all’amico di Tele+. E ti abboni e passano gli anni e ti abitui.

Ora da questa carrellata storica non è emersa la modalità di prima visione dei gol sulle trasmissioni RAI  il sabato sera e la domenica pomeriggio. Residuale e anacronistica. Chi è che oggi si frega le mani per vedere i gol un’ora dopo? Ormai è inutile dire che, se necessario, l’uomo usa tutti suoi neuroni di fronte alle difficoltà per ottenere la diretta. Qui sono state proposte alcune tra le più percorribili soluzioni per affrontare preparati questo confuso giro di vite sui diritti.
Ricapitoliamo le caratteristiche vincenti del non abbonato: 1) coltiva buone amicizie; 2) beve responsabilmente; 3) possiede competenze di base in ambito informatico. Completa il profilo la conoscenza di almeno una lingua slava.

Roma, è arrivato Giracchio

È colpa di tutti. È colpa della rcs che pare si sia fidata di rassicurazioni a distanza sui rifacimenti delle strade; è colpa del comitato di tappa, che evidentemente ha raccontato scemenze, s’è occupato d’altro, ha sottovalutato il problema e/o era costituito da persone che non sapevano cos’è il ciclismo professionistico; è colpa di noi appassionati, che per tempo avremmo potuto segnalare con più forza, a chi di dovere, la situazione che avevamo sotto gli occhi, anzi sotto ai piedi. 

Indice del decadimento capitale è il fatto che nove anni fa, sulle stesse strade, Kolovanovas non ebbe problemi a sfrecciare a 46.2 km/h di media nella crono conclusiva. Oggi invece i corridori protestano, non vogliono rischiare l’osso del collo, a parte quegli scavezzacolli dei velocisti, e il tempo si neutralizza dopo i primi tre giri. Perciò gli scooteristi romani che vanno a lavoro potrebbero protestare e far neutralizzare il tempo al tornello? Non lo so, però è stato un dispiacere. Eppure per altre competizioni sportive, come per la recente formula E, di asfalto se n’è usato. Forse troppo ed è finito? Che alla rcs piacciano le sfide l’abbiamo capito e si accontenti di aver vinto quelle di aver portato il Giro in Israele e Froome in maglia rosa. Ma un conto sono le sfide e un conto sono i miracoli a Roma. 

Laura Carletti