Giro dei 4 Passi: oltre alla bici c’è di più

Da qualche settimana, lungo la strada che serpeggia tra le montagne di Pioraco e Sefro, erano stati notati tanti bei segnali con su la scritta “Strada frequentata da ciclisti”. E’ vero, si sono sempre incontrati in zona cicloamatori di ogni età, più o meno credibili, più o meno in forma, ma tutti assai volenterosi. Forse quest’anno se ne aspettano di più, magari invogliati dalla pubblicità di Nibali. Questo è stato il primo pensiero. Ma in realtà c’è altra carne al fuoco.

A Fiuminata, paese dell’entroterra maceratese, venerdì 31 luglio si è tenuto un incontro sul tema “La montagna per tutti”. In Piazza Giacomo Leopardi è stata illustrata la Carta dei Sentieri dell’Alta Valle del Potenza, a cura della Monti Editore ma, soprattutto, è stato presentato il Giro dei 4 Passi. Ecco svelata la chicca per gli appassionati cicloamatori.

Il Giro dei 4 Passi è un percorso cicloturistico permanente di 67 Km che collega i comuni di Fiuminata, Pioraco e Sefro in un unico anello, immerso nella natura incontaminata, tra i panorami mozzafiato di questo angolo di Appennini.

Salita Sefro/Montelago
Salita Sefro/Montelago

Roberto Giuli e Alessandro Casoni del Gruppo Ciclistico Alta Valle del Potenza hanno descritto l’iniziativa. L’idea del Giro dei 4 Passi è nata in seno all’associazione ciclistica “Alta Valle del Potenza” e non poteva essere realizzata senza la collaborazione delle istituzioni, i comuni di Fiuminata, Pioraco e Sefro che a più riprese vengono ringraziati per la fiducia e per il lavoro fatto insieme.

Il Giro può essere cominciato a scelta da uno dei tre paesi e ciascuno è una tappa del percorso”, spiega Giuli. “Si ritira un ticket presso il bar di riferimento e a ogni tappa verrà applicato un timbro che certifica l’avvenuto passaggio”.
Preparatevi, le asperità da affrontare sono Monte Vermenone, Montelago, Monte Camorlo e Monte Gemmo. Il percorso, immerso in boschi, forre e praterie, prevede tra l’altro, single track, salite brecciate, discese a scelta (tecniche per i più abili, o con alternativa più facile per i meno esperti).

Abbiamo avuto un forte appoggio anche da parte delle comunanze agrarie che ci hanno indicato tutte le fonti e i rifugi, quindi il percorso è interamente segnalato e scaricabile online”, continua Giuli. L’obiettivo, attraverso il Giro dei 4 Passi, è quello di portare turismo in questi territori, portare le famiglie a trascorrere il loro tempo nella natura, a pranzare nei nostri ristoranti, a far loro scoprire la bellezza di questi posti e le tante possibilità che offrono”.

Casoni mette in luce già i primi risultati: 43.000 visualizzazioni del video promozionale in due settimane e quasi 200 bikers che hanno portato a termine il giro. Un successo che, pur sapendo quanto questi luoghi offrono, nessuno credeva di raggiungere così velocemente. “Dietro c’è tanto lavoro e tanta responsabilità. La nostra associazione Alta Valle del Potenza, affiliata alla Federazione Ciclistica Italiana, è ormai una realtà piuttosto importante e ci stiamo guadagnando uno spazio di rilevo”, spiega. “Per di più il percorso è compatibile con altre attività come il trekking o il nordic walking”.

Le ricadute, anche in termini economici, che questa iniziativa può avere per il territorio sono tante. Per ora i commercianti del luogo sono i primi che stanno beneficiando di questo afflusso di sportivi, degno dei noti centri dolomitici. Ma Casoni amplia la prospettiva. “Il Giro dei 4 Passi è una piattaforma su cui si può sicuramente investire: costruire bike hotel, creare punti di noleggio delle bici, mettere a disposizione box con meccanici specializzati, realizzare con i nutrizionisti menù ad hoc per gli sportivi e mettere in risalto i prodotti enogastronimici a chilometro zero”. Chi più ne ha, più ne metta.

I complimenti arrivano copiosi anche da Carlo Pasqualini, presidente del Comitato provinciale della Federazione Ciclistica Italiana, che prende la parola e si dice entusiasta per l’iniziativa. Pasqualini, che ha dedicato da sempre molto tempo al settore giovanile, rileva che l’unica nota dolente per l’entroterra marchigiano è, ad oggi, la mancanza di scuole di ciclismo. “La Federazione in questo può dare una grossa mano e mira ad entrare anche nella scuole con appositi programmi con il Ministero dell’Istruzione, al fine di garantire un’offerta sportiva importante per i ragazzi”.

Intanto da queste parti qualcosa si muove. Giuli getta il cuore oltre l’ostacolo e pensa anche al futuro. “Quest’anno avremmo voluto lanciare il Giro con una marathon, ma causa COVID l’abbiamo rinviata al 2021. C’è poi la possibilità di unire i nostri percorsi con quelli bellissimi di Esanatoglia e quindi fare le valli dello Scarsito del Potenza e dell’Esino. Sarebbe un sogno”.

Insomma, se avete intenzione di passare con la bici da queste parti, sappiate che il Gruppo Ciclistico Alta Valle del Potenza accoglie tutti con passione e, se vorrete, vi scorterà come guide turistiche durante le vostre pedalate. Tutto gratuitamente. E poi, portato a termine il vostro Giro dei 4 Passi, non dimenticate di ritirare l’attestato: una pregiata filigrana artistica prodotta a mano dalla Bottega della Carta.

Di seguito i link per tutte le informazioni.

Laura Carletti

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Purosangue. Cunego si racconta

Bologna. Le partenze ancora si susseguivano velocemente da Piazza Maggiore. Il conto alla rovescia, ogni minuto, scandiva il via dei 176 corridori verso San Luca, il via a cronometro del Giro d’Italia 102. Si gettavano uno a uno nell’abbraccio dei tifosi come api nei fiori, tra le note di Dalla e gli applausi. Ma intanto, dalla parte opposta di Via Indipendenza, in fondo a tutti i famosi porticati, ci si preparava per un altro evento. Un evento da presenziare, se non altro come segnale di rispetto e stima per un corridore che da poco è diventato un ex, come riconoscimento per le emozioni che con le sue fatiche ha fatto vivere durante la sua carriera a chi voleva e vuole bene al ciclismo. Al Dynamo Velostazione Damiano Cunego presentava il suo libro autobiografico, “Purosangue. Il piccolo principe, un campione a pane e acqua” scritto insieme a Tiziano Marino per Baldini+Castoldi.
Gomiti larghi per farsi spazio tra la folla e si lascia lo scenario della corsa.

Il Dynamo Velostazione è un bellissimo spazio urbano dedicato alle bici, per noleggio, parcheggio, officina, deposito bagagli e non solo: un modello da esportare in ogni città. Il tutto condito da angolo bar e giardinetto antistante. Qui sono già pronti gruppi di giovani tifosi del piccolo principe, reduci di trasferte al suo seguito. Quando arriva, Damiano firma maglie Saeco e Lampre per la gioia di chi a casa le metterà in bacheca. Poi, comincia un gradevole botta e risposta con Tiziano Marino, promotore e curatore del libro, la cui prefazione è a firma del ct Davide Cassani.

È un libro piacevole per tutto il pubblico, non solo per gli esperti di ciclismo” dice Marino. “Damiano era il mio idolo. Io vivevo a Los Angeles e gli mandai un messaggio su whatsapp per chiedergli se gli piaceva l’idea di un’autobiografia”.

E volete sapere cosa ha fatto Damiano?
Sono andato in vacanza a Los Angeles con la famiglia. Poi ogni pomeriggio ci vedevamo con Tiziano e mi dedicavo ai racconti”.

Il libro è frutto di 12 ore di interviste e dei diari che Damiano ha tenuto durante gli anni della sua carriera.
Si parla di quando ero ragazzino, dell’esordio in bici a 15 anni, delle vittorie più belle, della fine della carriera e anche del futuro”.

Naturalmente sono tanti i ricordi legati al Giro del 2004. Damiano, reduce da una primavera piena di successi, arrivò comunque a quel Giro d’Italia come outsider per aiutare Simoni e invece quel Giro lo vinse. Quattro vittorie di tappa: Pontremoli, Montevergine e poi le due tappe spettacolari di Falzes, in cui si riprende la maglia rosa, e Bormio 2000. Damiano ripercorre brevemente gli eventi, con memoria vivida, la competizione con Simoni, il dualismo montato dai media e in fondo, il rispetto che ancora oggi li lega.
Per quel che riguarda le corse in linea, Damiano si è portato a casa tre Giri di Lombardia, un Amstel Gold Race e tanto altro, per un totale di 51 vittorie.

“Ma qual è invece il più grande rammarico della tua carriera”? Chiede Marino.
I miei secondi posti. Al mondiale di Varese nel 2008, al campionato italiano 2009 e al Tour del 2006, su un traguardo monumento come quello dell’Alpe d’Huez, dietro a Frank Schleck.

Poi si guarda al titolo del libro: “Purosangue”.
È un titolo che mi piace molto e mi rappresenta. Ho sempre affrontato lo sport, così come la vita, con grande onestà e oggi posso guardarmi serenamente allo specchio”.
Sappiamo tutti che i riferimenti sono ai problemi del ciclismo di quegli anni e non dimentichiamo il motto “Doping free” che Damiano lanciò come messaggio al movimento. Un messaggio che ancora passa oggi attraverso questo libro, in cui sono riportate anche importanti testimonianze di stima da parte dei suoi ex compagni.

Le domande dei tifosi sono una valanga.
A quale corridore del passato ti sei sentito vicino?
A Marco Pantani. L’ho conosciuto dopo i fatti del ’99. Ricordo un ragazzo gioviale, ma anche molto segnato dagli eventi. Poi a Jan Ullrich, ai compagni Tonti e Mazzoleni. A Bartagnolli, che ha avuto per me parole importanti”.

Un pronostico per il Giro 2019?
Tutta Italia spera in Nibali, ma credo che anche Dumoulin sarà un sicuro protagonista. E poi, chissà, magari qualche giovane potrà far bene.

Il libro parla anche della nuova attività di Damiano.
Ho concluso la carriera nell’estate 2018 e ho cominciato l’attività di personal trainer. Mi sono accerchiato di poche persone, ho lanciato il mio marchio, il mio sito e seguo già dei ragazzi”.

Si sta comodi, si beve, il sole accecante è calato. Una serata che potrebbe durare una vita. Sul San Luca sono arrivati tutti e Roglic è la prima maglia rosa.

Torno a Roma e vado a comprare “Purosangue”. Sono in una delle librerie centrali più note. Non lo trovo, lo chiedo.
Ancora non è esposto, è arrivato stamattina. Glielo vado a prendere”.
Sono la prima. Se siete un po’ nostalgici e avete voglia di una bella storia, ora tocca a voi. Buona lettura.

Laura Carletti

 

Semi-serissima anticipazione sul Giro d’Italia 2020

Non vi sarà sfuggita la pubblicità di una delle più famose case automobilistiche tedesche. No, non quella di Jürgen Klopp che fugge e sgomma perché fuori c’è ancora luce. L’altra, quella in cui si loda il confort dell’auto teutonica nonostante le buche presenti sulle strade di Budapest. L’unica volta, quella, che i romani non si sono sentiti derisi e messi alla berlina per le piaghe della loro città. Grazie, tedeschi, per prendere di mira Budapest al posto nostro. Già paghiamo un grosso scotto, noi, per le buche. Per esempio, dopo la figuraccia dello scorso maggio, ci schifa pure la RCS che aggirerà Roma in tutti i percorsi e non ci farà più sede di tappa per il Giro d’Italia. E, secondo voi, da dove partirà la corsa rosa nel 2020? Una città a caso… Budapest.

Però c’è qualcosa che non torna. Nel 2013 il Ministro dei Trasporti ungherese firmò la cosiddetta Carta Nazionale del Ciclismo, un documento redatto da sette associazioni ciclistiche in collaborazione con l’ECF (European Cyclists’ Federation). L’intento era quello di impiegare ben 400 milioni di euro per incentivare la mobilità ciclistica e confermare Budapest tra le città più “bike friendly” del mondo. O il progetto è fallito e quindi la pubblicità di cui sopra ha preoccupanti riscontri oggettivi e i bikers ungheresi, se ancora ci sono, sono tutti kamikaze; oppure non ci sono più i pubblicitari tedeschi seri di una volta.

In ogni caso, il tarlo che per amor del Giro avremo da qui al 2020 sarà: “perché proprio l’Ungheria?” Forse il Giro si presta agli ungheresi come mezzo per rimettersi in corsa per vecchi ambiziosi obiettivi?

In questi anni, le polemiche sulle partenze dall’estero si incentravano sul fatto che il Giro va dove fa cassa. Verissimo. Ma ci sta, l’abbiamo accettato, pure questa l’abbiamo mandata giù, business is business. E comunque gli organizzatori  ci hanno insegnato che il Giro va dove è amato, dove la cultura del ciclismo è viva e fa parte della storia, dove fanno un Giubileo straordinario, dove vuole portare un messaggio di pace. E, diciamocelo, di fronte a tutto questo, chi oggi non pensa all’Ungheria?

Degno di nota il fatto che l’accordo tra RCS e i vertici ungheresi è stato chiuso, o almeno comunicato, ad aprile, con circa cinque mesi di anticipo rispetto agli altri anni. Il clou della questione c’è stato alla conferenza di presentazione dell’accordo dove, chiaramente, erano tutti felici della grande opportunità. Il Ministro degli Affari Esteri Tamás Menczer ha affermato che attraverso il Giro vogliono far conoscere la bellezza del loro Paese e “mettere in mostra i valori ungheresi”. Infatti ieri Salvini è già andato a perlustrare il percorso dall’elicottero.

 

Laura Carletti

Viviani al centro del mondo

Foligno. Esci dalla stazione e stai già al triangolo rosso dell’ultimo chilometro. Te lo fai tutto per ispezionare il percorso. Ai 300 metri dal traguardo ci sono i panini. Un’ampia semicurva a 200 metri interrompe il lungo rettilineo d’arrivo della terza tappa della Tirreno-Adriatico. Ancora non c’è nessuno, solo personale addetto all’organizzazione. Le informazioni sul quartier tappa con sede al palasport ci vengono date da un addetto della RCS che poi ci chiede se siamo del posto. Voleva una dritta su qualche ristorantino. Ciò a conferma che il primo pensiero di tutti è proprio il magnà.

Al Palapaternesi ci si arriva attraversando un ponticello sul fiume Topino, così stretto, ma così stretto che pure il senso alternato è un affronto per il miglior automobilista, che il fatto che è pure pedonale porta a rischio attacco di panico. Il clima però è ottimo. Rispetto a qualche anno fa, quando faceva un tempo da cani, oggi a Foligno è primavera. Sarà per il  riscaldamento globale. L’avvistamento del van Gazzetta di Giuseppe Santucci, il ritiro del pass, un pranzo al vapoforno. Poi il lungo appostamento ai 100 metri dal traguardo.

Non ci voleva tanto, ma se c’è una cosa che negli anni è migliorata, è la compilation della RCS. Nell’ordine, irrompe Ben Harper, poi la povera Dolores O’Riordan canta Dreams, gli U2 con “In the name of love” e “I want to break free”, Queen. Forse è cambiato il dj. Quindi è il momento della sfilata di figuranti vestiti in abiti seicenteschi.

Ciclisticamente si batte la fiacca. Una fuga di giornata che prende un vantaggio massimo di 4 minuti, viene ripresa a 4 km dall’arrivo. Quando manca poco al finale, lo speaker, nella figura dello storico Stefano Bertolotti, si rivolge al pubblico. Un avviso che dovrebbe essere sottinteso, ma visto quello che è già successo a Lido di Camaiore, non è affatto superfluo: state attenti, non sporgetevi, non usate stik per i cellulari, i corridori sono persone che stanno lavorando. Amen. Arrivano. Peter Sagan lancia lo sprint ma è Elia Viviani a vincere la sua prima tappa alla Tirreno-Adriatico davanti allo slovacco. Terzo Gaviria. Yates ancora leader in maglia azzurra. Premiazioni e rapida smobilitazione. E’ brutto dirlo ma De Luca e Ballan non se li fila nessuno. Che tempi quando la gente affollava i mezzi RAI per farsi le foto con Cassani! Domattina si riparte da qui. Buonanotte, Foligno.

Pirata. Vi racconto un sogno 15 anni dopo

Siamo stati in lutto come per un parente. Lui era così. Piangevamo senza farci vedere. È durata tanto. Poi una notte mi è venuto in sogno.

Camminavamo sulla strada in discesa. Una strada di montagna. Lui alla mia destra; a sinistra gli alberi, addobbati con festoni rosa. La strada era d’asfalto grezzo e rovinata, con uno strato superficiale di sassolini che scrocchiavano sotto i nostri passi. Per il resto era solo silenzio. Abbassando lo sguardo vedevo le sue scarpe sportive e i jeans, erano chiari. Poi mi ha parlato.

Solo una frase, che tuona ancora nella mia mente ogni volta che penso a lui. Una frase di rassegnazione, sospesa, che lascia tanti interrogativi, ma forse dall’intento consolatorio. Mi ha detto solo:”È andata come è andata“.

 

Roma, è arrivato Giracchio

È colpa di tutti. È colpa della rcs che pare si sia fidata di rassicurazioni a distanza sui rifacimenti delle strade; è colpa del comitato di tappa, che evidentemente ha raccontato scemenze, s’è occupato d’altro, ha sottovalutato il problema e/o era costituito da persone che non sapevano cos’è il ciclismo professionistico; è colpa di noi appassionati, che per tempo avremmo potuto segnalare con più forza, a chi di dovere, la situazione che avevamo sotto gli occhi, anzi sotto ai piedi. 

Indice del decadimento capitale è il fatto che nove anni fa, sulle stesse strade, Kolovanovas non ebbe problemi a sfrecciare a 46.2 km/h di media nella crono conclusiva. Oggi invece i corridori protestano, non vogliono rischiare l’osso del collo, a parte quegli scavezzacolli dei velocisti, e il tempo si neutralizza dopo i primi tre giri. Perciò gli scooteristi romani che vanno a lavoro potrebbero protestare e far neutralizzare il tempo al tornello? Non lo so, però è stato un dispiacere. Eppure per altre competizioni sportive, come per la recente formula E, di asfalto se n’è usato. Forse troppo ed è finito? Che alla rcs piacciano le sfide l’abbiamo capito e si accontenti di aver vinto quelle di aver portato il Giro in Israele e Froome in maglia rosa. Ma un conto sono le sfide e un conto sono i miracoli a Roma. 

Laura Carletti

L’ultima tappa del Giro: la discesa del Teatro Marcello

Il Giro d’Italia è partito tre giorni fa da Gerusalemme ma noi cominciamo già ad analizzare l’ultima tappa: i punti chiave del percorso di Roma, in ordine sparso. Oggi parliamo della discesa del Teatro Marcello.

L’ampia curva a sinistra in fondo alla discesa

Da Piazza Venezia, in leggera ascesa si arriva ai piedi del Campidoglio. Un buon punto per provare un allungo all’ultimo giro. Siamo a circa 2 km e 300 metri dal passaggio dei Fori Imperiali; curva a destra e giù verso via Petroselli. La discesa del Teatro Marcello non è ripidissima, 250 metri di strada larga e con sampietrino per lo più asfaltato. Ci sono però da segnalare numerosi avvallamenti, soprattutto a centro strada. I famosi “serciaroli” in questi ultimi mesi hanno risistemato il lato sinistro della carreggiata a bordo marciapiede. Quindi, se potete, tenete la sinistra. Inoltre, il manto stradale risulta spesso sporco, con un sottile strato di polvere che probabilmente proviene dal sovrastante Monte Caprino, luogo ancora oggi fortemente bucolico. Attenzione particolare in caso di pioggia, potrebbe essere scivoloso. Un gruppone in passarella non avrà alcun problema, ma eventuali fuggitivi nel finale a tutta devono scendere con cautela. Impostate bene l’ampia curva a sinistra, sennò vi ritrovate direttamente da Giggetto al portico d’Ottavia, cucina romana dal 1923.

Laura Carletti

Tour Down Under: abbuoni amari per Porte, la corsa a Impey

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Uno che si fa chiamare “gorilla”  ma siamo nella terra dei canguri; un sudafricano che non è Froome, assente mica tanto giustificato; uno che ovunque va dà spettacolo; le temperature oltre i 40°. Questi i principali protagonisti della ventesima edizione della corsa australiana: Greipel, Impey, Sagan e la canicola.

Il tedesco della Lotto Soudal fa un bel bottino, apre e chiude i giochi imponendosi con i suoi sprint nella prima e nell’ultima tappa, entrambe le volte sull’australiano Ewan e su Sagan. Impey si porta a casa la corsa e colleziona piazzamenti, sia nelle volate, sia nella tappa più dura, quando cede solo 8’’ a un Porte solitario sul traguardo in salita di Willunga Hills. Il campione del mondo, oltre ad imporsi nella passerella iniziale della People’s Choice Classic, vince la quarta tappa e indossa per un giorno la maglia di leader. Tutto questo e non solo è accaduto nel caldo torrido australiano, così insopportabile da far prendere la decisione agli organizzatori di accorciare di 26 Km la terza tappa con arrivo a Victor Harbour. Tappa vinta dal nostro Elia Viviani (Quick Step Floors) con un bellissimo sprint in rimonta su Bauhaus e Ewan.

Un capitolo a parte per gli idoli di casa. Ewan, velocista puro, vince la seconda tappa in cima allo strappo di Victor Harbour e indossa la maglia per un paio di giorni. Porte, dà tutto e di più per bissare la vittoria finale dello scorso anno, ma non ha fatto i conti con il gioco degli abbuoni che premiano Impey e a lui lo relegano al secondo posto della generale con lo stesso tempo.

Laura Carletti

Notizie dall’Australia: Sagan va come un tir

Prima corsa dell’anno. People’s Choice Classic, Adelaide, Australia. È la passarella iniziale del Tour Down Under. Sagan prende, parte, va dall’altra parte del globo, saluta tutti, assorbe il fuso orario, mette la maglia di campione iridato, fa la volata e vince. Passerella o no, è andata così. Il norvegese Halverson, ai -100, per limare sulla sinistra, prende le transenne e si accartoccia nella pubblicità, per fortuna senza conseguenze. Secondo sul traguardo Greipel, davanti a Ewan e Viviani. Appuntamento a martedì con l’inizio della corsa vera e propria, che agonisticamente promette bene.

Speriamo di essere messi altrettanto bene in sicurezza laggiù. Perché solleviamo giustamente tante perplessità per l’inizio del Giro d’Italia in Terra Santa, ma poi ad Adelaide spunta un tir come niente fosse. È successo nella prima tappa del Tour Down Under femminile, anch’esso in corso dall’11 al 14 gennaio. Carico di fieno, a tutta velocità sul percorso, subito dietro un gruppetto di cicliste in transito, estirpa la struttura gonfiabile posta all’arrivo. C’è un video che documenta l’accaduto. Sembra che abbia proseguito per un centinaio di metri, poi si sia fermato e tutto è stato risistemato entro l’arrivo della corsa. Questo avrà avuto tutti i permessi del caso, però ultimamente con i tir non si scherza più. E tantomeno con la sicurezza dei corridori e degli addetti ai lavori. Alziamo la guardia.

Laura Carletti

Santo Tour Down Under

CiclismoPotremmo pure star qui a parlare di salbutamolo, attese di squalifiche, ipotesi di programmi della stagione dei campioni  e invece andiamo sul sicuro e facciamo un salto in Australia. Ecco il ventesimo Tour Down Under che lo sponsor della compagnia petrolifera ha chiamato Santos Tour Down Under ma che per noi è il Santo Tour Down Under perché come tutti gli anni ci riporta alle corse, riapre i giochi, fa ripartire la giostra delle due ruote.

E a guardare la starting list ti accorgi che gente come Sagan, per fare il mostro quando la stagione entrerà nel vivo, è già con le valigie pronte per andare laggiù a gennaio a pedalare al caldo. Occorre evidenziarlo. Squadra di punta la BMC che schiera i due uomini di casa Richie Porte, vincitore l’anno scorso, e Simon Gerrans che di Tour Down Under ne ha collezionati ben quattro. Folta anche la pattuglia degli italiani, sfusi qua e là, tra i quali spiccano uomini veloci come il nostro caro campione olimpico Elia Viviani (Quick Step Floors), Diego Ulissi (UAE Team Emirates), Oscar Gatto (Astana Pro Team), come pure uomini che cercano una stagione di riscatto, vedi Domenico Pozzovivo (Bahrain Merida).

Si comincia domenica 14 gennaio con una frazione che non fa classifica, chiamata People’s choice classic, 50 km in circuito che servono solo da anteprima e per entrare nel clima: una festa organizzata nell’East End di Adelaide. Seguono le 6 tappe vere e proprie, dal 16 al 21 gennaio, tutte nella zona attorno ad Adelaide. Già la seconda frazione si presenta piuttosto nervosa, con sali e scendi continui e un finale a circuito. Le più impegnative saranno la quarta e la quinta tappa, con qualche ascesa più impegnativa nel finale.

I protagonisti: ci sono; l’effetto estate: c’è; il cucciolo di canguro per le foto di rito: ormai sarà nato. Poi dite che non è un Santo Tour Down Under…

Laura Carletti