Olimpiadi invernali: il buco involontariamente

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“Siamo tutti dei grandi sciatori e sport invernali” diceva il Giampiero Galeazzi dei tempi migliori. E sicuramente dovrebbe essere così, almeno fino al 25 febbraio.

Ma in effetti, per seguire queste Olimpiadi bisognerebbe come minimo:

1) Non dormire la notte per collegarsi con Pyeongchang; 2) avere un certo background sugli sport invernali che non si fermi ai tempi di Alberto Tomba e Ole Kristian Furuseth; 3) amare il contesto montano invernale, il freddo, la neve.

Spiace evidenziare, ad oggi, la distanza esistente con questo identikit. Se, per giunta, si sono trovate ogni anno valide motivazioni per non fare una settimana bianca e non si sono mai messi ai piedi un paio di sci, come ci si può immedesimare nel clima delle gare? Tutto al più, ci si potrebbe immedesimare nel clima del dopo gara, se esiste (leggasi chalet in cui predisporre un terzo tempo a base di ciccia).

Insomma, con le Olimpiadi invernali serve qualche espediente emozionale per venirci incontro. L’obiettivo a quattro anni è trovarli per cogliere così l’essenza della massima del Giampiero nazionale.

Laura Carletti

Il sogno di correre la Dakar

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Bisogna chiamare le cose per quello che sono. Per evitare territori africani poco sicuri, ormai da un decennio si corre in Sud America: quest’anno chiamiamola Lima-Cordoba perchè parte da Lima e non da Parigi e arriva a Cordoba e non a Dakar. Invece continuano a chiamarla solo Dakar e tra gli hashtag spunta anche #DakarArgentina. Una confusione spaziale.

La Lima-Cordoba è partita il 6 gennaio e si è conclusa il 20 dopo aver attraversato dune, altipiani e montagne per quasi 9000 chilometri, dal freddo della Bolivia ai 45 gradi dell’Argentina. Hanno partecipato 337 equipaggi, per un totale di 525 concorrenti provenienti da 54 paesi: 190 fra moto e quad, 105 auto e 42 camion. Gli italiani al via erano 21, sono arrivati in 6. Il migliore tra loro è stato Jacopo Cerutti, ventesimo con la sua moto Husqvarna. Gara vinta dall’austriaco Matthias Walkner con 16 minuti sull’argentino Kevin Benavides.

Con la moto voleva partecipare anche il portoghese André Villas Boas ma poi, per il troppo tempo dedicato all’allenamento dello Shanghai e il troppo poco tempo dedicato al suo allenamento in moto, ha ripiegato su un’auto Toyota in compagnia dell’esperto Ruben Faria. E così, lasciata la Cina per vari motivi, lo storico vice di Mourinho ha realizzato il suo sogno della Dakar. Come fece lo zio Pedro, che partecipò due volte. Anche André forse riproverà il prossimo anno, visto che già al termine della quarta tappa è arrivato il ritiro per dolori alla schiena. Vince invece la classifica finale auto lo spagnolo Carlos Sainz, del Team Peugeot, con tre quarti d’ora su Al-Attiyah. E come dicono i telecronisti bravi “via via tutti gli altri”.

Laura Carletti

Tour Down Under: abbuoni amari per Porte, la corsa a Impey

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Uno che si fa chiamare “gorilla”  ma siamo nella terra dei canguri; un sudafricano che non è Froome, assente mica tanto giustificato; uno che ovunque va dà spettacolo; le temperature oltre i 40°. Questi i principali protagonisti della ventesima edizione della corsa australiana: Greipel, Impey, Sagan e la canicola.

Il tedesco della Lotto Soudal fa un bel bottino, apre e chiude i giochi imponendosi con i suoi sprint nella prima e nell’ultima tappa, entrambe le volte sull’australiano Ewan e su Sagan. Impey si porta a casa la corsa e colleziona piazzamenti, sia nelle volate, sia nella tappa più dura, quando cede solo 8’’ a un Porte solitario sul traguardo in salita di Willunga Hills. Il campione del mondo, oltre ad imporsi nella passerella iniziale della People’s Choice Classic, vince la quarta tappa e indossa per un giorno la maglia di leader. Tutto questo e non solo è accaduto nel caldo torrido australiano, così insopportabile da far prendere la decisione agli organizzatori di accorciare di 26 Km la terza tappa con arrivo a Victor Harbour. Tappa vinta dal nostro Elia Viviani (Quick Step Floors) con un bellissimo sprint in rimonta su Bauhaus e Ewan.

Un capitolo a parte per gli idoli di casa. Ewan, velocista puro, vince la seconda tappa in cima allo strappo di Victor Harbour e indossa la maglia per un paio di giorni. Porte, dà tutto e di più per bissare la vittoria finale dello scorso anno, ma non ha fatto i conti con il gioco degli abbuoni che premiano Impey e a lui lo relegano al secondo posto della generale con lo stesso tempo.

Laura Carletti

Notizie dall’Australia: Sagan va come un tir

Prima corsa dell’anno. People’s Choice Classic, Adelaide, Australia. È la passarella iniziale del Tour Down Under. Sagan prende, parte, va dall’altra parte del globo, saluta tutti, assorbe il fuso orario, mette la maglia di campione iridato, fa la volata e vince. Passerella o no, è andata così. Il norvegese Halverson, ai -100, per limare sulla sinistra, prende le transenne e si accartoccia nella pubblicità, per fortuna senza conseguenze. Secondo sul traguardo Greipel, davanti a Ewan e Viviani. Appuntamento a martedì con l’inizio della corsa vera e propria, che agonisticamente promette bene.

Speriamo di essere messi altrettanto bene in sicurezza laggiù. Perché solleviamo giustamente tante perplessità per l’inizio del Giro d’Italia in Terra Santa, ma poi ad Adelaide spunta un tir come niente fosse. È successo nella prima tappa del Tour Down Under femminile, anch’esso in corso dall’11 al 14 gennaio. Carico di fieno, a tutta velocità sul percorso, subito dietro un gruppetto di cicliste in transito, estirpa la struttura gonfiabile posta all’arrivo. C’è un video che documenta l’accaduto. Sembra che abbia proseguito per un centinaio di metri, poi si sia fermato e tutto è stato risistemato entro l’arrivo della corsa. Questo avrà avuto tutti i permessi del caso, però ultimamente con i tir non si scherza più. E tantomeno con la sicurezza dei corridori e degli addetti ai lavori. Alziamo la guardia.

Laura Carletti

Santo Tour Down Under

CiclismoPotremmo pure star qui a parlare di salbutamolo, attese di squalifiche, ipotesi di programmi della stagione dei campioni  e invece andiamo sul sicuro e facciamo un salto in Australia. Ecco il ventesimo Tour Down Under che lo sponsor della compagnia petrolifera ha chiamato Santos Tour Down Under ma che per noi è il Santo Tour Down Under perché come tutti gli anni ci riporta alle corse, riapre i giochi, fa ripartire la giostra delle due ruote.

E a guardare la starting list ti accorgi che gente come Sagan, per fare il mostro quando la stagione entrerà nel vivo, è già con le valigie pronte per andare laggiù a gennaio a pedalare al caldo. Occorre evidenziarlo. Squadra di punta la BMC che schiera i due uomini di casa Richie Porte, vincitore l’anno scorso, e Simon Gerrans che di Tour Down Under ne ha collezionati ben quattro. Folta anche la pattuglia degli italiani, sfusi qua e là, tra i quali spiccano uomini veloci come il nostro caro campione olimpico Elia Viviani (Quick Step Floors), Diego Ulissi (UAE Team Emirates), Oscar Gatto (Astana Pro Team), come pure uomini che cercano una stagione di riscatto, vedi Domenico Pozzovivo (Bahrain Merida).

Si comincia domenica 14 gennaio con una frazione che non fa classifica, chiamata People’s choice classic, 50 km in circuito che servono solo da anteprima e per entrare nel clima: una festa organizzata nell’East End di Adelaide. Seguono le 6 tappe vere e proprie, dal 16 al 21 gennaio, tutte nella zona attorno ad Adelaide. Già la seconda frazione si presenta piuttosto nervosa, con sali e scendi continui e un finale a circuito. Le più impegnative saranno la quarta e la quinta tappa, con qualche ascesa più impegnativa nel finale.

I protagonisti: ci sono; l’effetto estate: c’è; il cucciolo di canguro per le foto di rito: ormai sarà nato. Poi dite che non è un Santo Tour Down Under…

Laura Carletti

Lupacchiotti al voto

Sotto queste festività natalizie sono in corso votazioni online. Non sono quelle dei grillini sul sito dei pentastellati, sono quelle dei lupacchiotti sul sito dell’AS Roma. Si chiude un anno e bisogna fare il bilancio, la parola al popolo, giallorosso, impegnato, sempre attivo, nel cervello solo la Roma. La bella iniziativa si chiama Roma Awards 2017 e propone un domandone al giorno.
Durante la corsa all’ultimo regalo, il 23 dicembre, la gente impazzita per le strade della capitale, “cosa le compro?” “Le piacerà?” lasciano il tempo che trovano di fronte alla domanda “Qual è stato secondo voi il miglior giovane della Roma nel 2017?” In nomination Cenzig, Emerson, Gerson e Pellegrini. Il giorno della vigilia la domanda arriva prima del cenone: “Chi è stato il miglior acquisto nel 2017?” Cenzig, Defrel, Gonalons, Grenier, Karsdorp, Kolarov, Moreno, Pellegrini o Schick? Risposta così facile che fai click senza nemmeno smettere di friggere. A Natale e a Santo Stefano il romanista a stomaco pieno attende sul divano di poter esprimere il suo parere sulla questione “squadra del cuore”. E nell’ordine escono le domande: “Chi è stato il miglior giallorosso dell’anno?” e “Vota la miglior prestazione individuale dell’anno”. Mica facili facili queste. Oggi, sotto gli ombrelli bagnati di Roma, si ragiona sulla miglior partita e forse ne avremo anche nei prossimi giorni.

Siete ancora in tempo per votare in ogni sondaggio e occhio perché Florenzi ha già detto la sua su tutto. Scegliete voi se farvi o non farvi influenzare.

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Laura Carletti